Ray Ban New Wayfarer Black Lens

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Attraverso un’alleanza fra forze e capitali sia spagnoli che italiani, Le 13 rose utilizza un’appassionata ricostruzione di una delle infinite ingiustizie della Storia lavorando sulla componente dialettica; così che oltre alla naturale distinzione ideologica fra collaborazionisti e dissidenti, vi oppone anche una visione di “gender” che vede da una parte un gruppo di uomini capaci solo di fuggire, tradire e torturare, e dall’altra le vite di tredici giovani “senza spine” che pagarono con la vita il loro amore per l’arte, la libertà e l’umanità.Miniserie televisiva in due puntate, in onda domenica 29 e lunedì 30 marzo su Rai Uno, Lo smemorato di Collegno è liberamente ispirata all’omonimo romanzo di Lisa Roscioni (edito da Einaudi), interpretata da Gabriella Pession, nel ruolo di Giulia Canella, la moglie nobile (la Pession già interprete di molte fiction, tra cui Capri e Orgoglio, mentre al cinema: Milano Palermo: il ritorno e L’uomo perfetto, ha partecipato al recente festival sanremese), Johannes Brandrup, lo Smemorato (attore tedesco di cinema, tv e teatro, che ha già lavorato con Zaccaro, ma anche con Giulio Base), Lucrezia Lante della Rovere, nel ruolo di Rosa Bruneri (attrice vincitrice dell’ultimo RomaFictionFest per Ovunque tu sia) Giuseppe Battiston, Franco Castellano (Dottor Rivano) e Gualtiero Burzi (Renzo Cannella).Diretto da Maurizio Zaccaro (recentemente regista de O’ Professore che detesta il termine “fiction”), prodotto da Rai Fiction, Susanna Bolchi e Aureliano Lalli Persiani, sceneggiato da Andrea Purgatori e Laura Ippoliti, con le musiche di Andrea Guerra. Presenti, altresì, la menzionata scrittrice, gli interpreti principali, ad eccezione di Giuseppe Battiston, la vera rivelazione della fiction a detta di Del Noce: una “scoperta” per lui, ma diremmo una consapevolezza per chi segue cinema e tv (attore apprezzato dal pubblico, anche di recente nei panni del simpaticissimo Dr Freiss in Tutti pazzi per amore).La miniserie è stata girata tra Torino e Collegno e non ha riscontrato difficoltà per il fatto che fosse “in costume”, ma è stata resa attraverso ottime immagini (Zaccaro è anche operatore!) per raccontare di quella che, all’epoca, era una vera e propria serialità, con colpi di scena, menzogne, improvvise verità. Una storia vera (anche audace per i suoi tempi), accaduta nel 1926, che commosse e, allo stesso tempo, divise l’Italia, così come lo era lo smemorato: conteso tra due mogli.

Un altro motivo che ci porta a raccontarvi qualcosa sull 486 consiste in un secondo elemento, anch storico e inedito: a consentire ricerche e sperimentazioni, a decretare la necessità che occorresse investire su questa molecola, è stata l tempestiva e anticipatrice dei mezzi di comunicazione. Senza la stampa, l 486 sarebbe rimasta nei cassetti dei ricercatori. Senza i media non avremmo assistito ad alcuna sperimentazione.


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