Lilac Mirror Ray Ban Aviator

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Ha scritto ai familiari delle vittime. E, anche quando sparava, non ha mai raggiunto la spietatezza che avrebbe dimostrato anni dopo la mafia. E nessun terrorista si ?fatto, come lui, 35 anni di galera. Resident Evil: Apocalypse segna il debutto dietro la macchina da presa (almeno come regista principale, data la sua esperienza come direttore di seconde unità) del giovane Alexander Witt. Giusto per andare sul sicuro, il regista si è apparentemente limitato ad amplificare tutti gli elementi caratteristici della saga ludica e non: più zombie, più lickers, più cani , più spari. Più, più, più, mescendo il tutto con una piccolissima dose di umorismo (nero) che tutto sommato non guasta.

Dal Fritz di Dwight Frye (Frankenstein) all’Ygor di Bela Lugosi (Il figlio di Frankenstein), Feldman trae spunto per divertentissimi nonsense che hanno fatto epoca e scuola. Gene Wilder vero motore alla base dell’esistenza stessa del film perfeziona la sua recitazione fatta di attese e di finezze, riuscendo a trovare un equilibrio di comicità e ironia che porta il suo stile a livelli di efficacia ancora maggiori delle sue migliori riuscite precedenti (Per favore, non toccate le vecchiette e l’episodio della pecora in Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso ma non avete mai osato chiedere di Woody Allen). Peter Boyle, robusto caratterista, riesce a trovare il modo di dare sottigliezza e umorismo alla caratterizzazione forse più difficile, quella del mostro di Frankenstein, già ridotto a inerte caricatura in così tanti film da rendere difficile immaginare una nuova dimensione della parodia.

Lì, siate certi, qualcosa, qualcuno (soprattutto lui/lei stesso/a) lo tradirà. Se è in cattiva fede. Se non lo è: w l. E’ attorno a questi personaggi che si muove il film di Agnes Jaoui ancora una volta regista e attrice. Si potrebbe rimproverarle di descrivere un ambiente altoborghese troppo distante dal vivere comune. Invece proprio qui sta il merito suo e del suo compagno (sullo schermo e nella vita) Jean Pierre Bacri: parlano di cio’ che conoscono bene e lo sanno fare con sapienza di scrittura e di regia.

La notizia ha fatto il giro del mondo; con un risalto che non toccava più a Hong Kong e al suo cinema da tempo immemore. Sex and Zen 3D: Extreme Ecstasy ha incassato a fronte del suo budget risibile di 300 mila euro la bellezza di 11,53 milioni di euro in una settimana, di cui 255 mila nel primo giorno di programmazione, ben 20 mila in più di Avatar di Cameron. Cifre e notizie che appartengono al passato remoto dell’ex colonia, agli anni ’80 e primissimi ’90, in cui la allora terza industria cinematografica al mondo era una delle pochissime a relegare i blockbuster americani in posizioni defilate nelle classifiche del box office.A vatar continua la sua corsa record al box office totalizzando in patria 500 milioni di dollari in 32 giorni, rompendo il precedente record realizzato dal Cavaliere oscuro, ponendosi al 3 posto nella classifica americana di tutti i tempi e al 2 a livello mondiale senza considerare l’inflazione.


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